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Attività assistita con il Cavallo

Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) sono stati riconosciuti a livello Nazionale nel 2015 per la comprovata efficacia delle ricadute sul benessere della persona a livello educativo, ludico-ricreativo e/o di socializzazione fino a livelli propriamente terapeutici.
Essi sono di solito rivolti a persone con delle problematiche riconosciute nella sfera fisica, neuro e psicomotoria, sensoriale, cognitiva, emotiva, affettiva, relazionale e fisica.  

IAA bt    Puoi consultare e/o scaricare le Linee Guida per gli Interventi Assistiti con gli Animali qui 

attivita00Il cavallo, grazie alla sua particolare conformazione anatomo-morfologica risulta uno “strumento” fisioterapico unico: la possibilità di agire sulla frequenza e il ritmo del passo (dando più energia e sollecitazione o più rilassamento con un movimento lento ed elicoidale che richiama esperienze uterine prenatali), sulla postura, sulla posizione rispetto alla sua schiena ecc. fa sì che possiamo attivare o sciogliere, tonificare o rilassare, allenare il senso dell’equilibrio e la muscolatura posturale e rende il corpo del cavallo un vero e proprio “trattamento da somministrare”.

aaa01A mio parere dal momento che non esiste una persona “normale” in senso stretto, ovvero tutti ci portiamo i nostri bagagli dal passato, i nostri traumi e le nostre difficoltà contingenti, l’attività assistita con il cavallo può portare beneficio a chiunque scelga di farla. Essa oltre che sulla fortunata (soprattutto per noi) corrispondenza anatomomorfologica parallelamente si fonda sulla qualità della relazione con il cavallo, che diviene “strumento facilitatore”, può essere cioè specchio emozionale della persona ed essere mediatore (nella lettura da parte dell'operatore che guida l'incontro) dell’emergere di mondi interiori e dei suoi vissuti. Per la sua natura empatica e socievole infatti un cavallo abituato ad avere intorno umani che si relazionano con lui in modo sano e sempre attraverso la guida dell'operatore può essere un supporto per affrontare quello che si trova nell'interiorità della persona e può facilitare una connessione maggiore con sé, con la Natura e con il momento presente in cui si svolge la nostra vita e da cui di solito siamo distratti da preoccupazioni e speranze della nostra mente.

Attraverso le chiavi di lettura del comportamento del cavallo possiamo vedere allo specchio la persona che interagisce con lui. La ricerca dell’equilibrio nella relazione con lui risveglia in noi gli strumenti che ci aiutano anche nel quotidiano: la pazienza, la giusta lentezza (impariamo che la fretta in genere ci fa perdere tempo), l’ascolto, l'allenamento a vedere veramente ciò che stiamo guardando, la presenza, l’uso dell’energia, la consapevolezza di sé, la capacità di concentrarsi e di essere creativi, il rispetto dell’altro e delle regole che ci permettono di interagire con lui ma soprattutto di farlo con amore e Amare senza pretese.

Il risultato è l’inserirsi nel flusso spontaneo e naturale della relazione nell’istante del presente, un piccolo Nirvana dove il cavallo ci ha accompagnati aiutandoci a vedere la bellezza naturale che è dentro di noi. Sta a noi poi agire quella Bellezza nel nostro mondo senza peraltro far diventare una visione rigida anche quella.

Al cavallo interessa? Come al solito dipende sempre da noi e da quanto la relazione con quel cavallo sia basata sull’Amore e sul rispetto, cioè su un enorme lavoro precedente su di noi e su di lui.
magic LMi successe una volta di far salire una bambina con spettro autistico su Pedro, era la prima volta per lei e quando fu il momento di scendere non voleva e andò in crisi. Una volta scesa si rannicchiò sulla pedana da cui era salita e si mise a piangere disperatamente. Le accarezzavo la schiena consolandola con la prospettiva che sarebbe tornata presto e che Pedro sarebbe stato lì felice di rivederla.
Nel frattempo per occuparmi di lei lo avevo lasciato andare libero così com’era, con sella e finimenti ma che potesse fare ciò che voleva, magari brucare l’erba intorno nell’attesa. Ma lui non lo fece. Dopo qualche passo tornò indietro e con il muso cominciò ad accarezzare la schiena della bambina come stavo facendo io.
Ne approfittavo dicendole “Hai visto? Vedi che è qui è ti aspetterà?”. Lei iniziava asbirciare dal viso affondato nelle mani e a sorridere e ridacchiare fra le lacrime. Pedro cominciava a mettere forza nelle musate per spostarla e allora ridevamo, lui ci buttava giù dalla pedana e noi risalivamo ridendo per essere buttate giù di nuovo. E’ andata via piena di gioia, solo grazie all’intervento di Pedro.

A volte non è chiaro cosa motivi le azioni dei cavalli, si rischia di umanizzarli e di mettere in loro interpretazioni morali e comportamentali che si allontanano dalla loro natura comunemente conosciuta appunto attraverso le ricerche dell'etologia e gli studi sulle loro caratteristiche specie specifiche e questo, anche se in buona fede, è un danno per loro stessi.
È vero però che ci sono episodi documentati sia di cavalli sia di altri animali dove pare che la motivazione sia puramente altruistica: ad esempio il caso del gatto che aiuta il cucciolo di cane a uscire dalla buca, dell'ippopotamo che salva la gazzella dalle fauci di un coccodrillo, della scimmia che tenta di trascinare via la compagna investita dalla strada... Internet ormai appunto ci inonda di questi episodi, alcuni manipolati, altri genuini e spontanei oltre che straordinari come ad esempio il caso del cavallo Peyo (qui la sua pagina) che quotidianamente percorre le corsie dell'ospedale pediatrico e del centro oncologico di cure palliative della città francese Calais e che sta mostrando un comportamento unico visitando e fermandosi anche ore dai pazienti oncologici, portando un conforto a loro, testimoniato anche empiricamente dalla successiva possibilità di riduzione del dosaggio dei farmaci pesanti della cura del dolore (dal 2016 ha “accompagnato” circa mille pazienti fino alla loro morte), e di conseguenza anche alle loro famiglie. Il proprietario e gli studi fin'ora portati avanti su questo cavallo tendono a inquadrare il suo come un comportamento spontaneo e come una straordinaria capacità di riconoscere in particolar modo i soggetti ammalati di cancro (il che è già provato possa succedere coi cani) e di creare con loro una “connessione” particolare. In questo caso anche se Peyo fosse addestrato per questo tipo di attività, più che seguire una sua intenzione, resterebbe comunque straordinaria la pazienza, la delicatezza e i segni di tranquillità che questo cavallo dimostra in ambienti così particolari e con persone così fragili.

 
  CAVALLI 
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